{"id":6554,"date":"2016-02-10T19:54:06","date_gmt":"2016-02-10T18:54:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ortarzo.it\/?page_id=6554"},"modified":"2016-02-10T20:11:14","modified_gmt":"2016-02-10T19:11:14","slug":"cansiglio","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/cansiglio\/","title":{"rendered":"Foresta del Cansiglio"},"content":{"rendered":"<h2>Notizie Generali<\/h2>\n<div id=\"attachment_6559\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6559\" class=\"wp-image-6559 size-medium\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr1-300x277.jpg\" alt=\"foresta-cansiglio\" width=\"300\" height=\"277\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr1-300x277.jpg 300w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr1-119x110.jpg 119w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr1.jpg 391w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6559\" class=\"wp-caption-text\">Cansiglio e Gruppo del Cavallo da cima Pizzoc (G. Bettolo)<\/p><\/div>\n<p>Il Cansiglio, altopiano delle Prealpi Carniche posto a cavallo delle province di Belluno, Treviso e Pordenone, sovrasta con le pendici esterne a sud e a est la pianura veneto-friulana, mentre a nord \u00e8 delimitato dalla regione dell\u2019Alpago e a nord est dal gruppo montuoso del Cavallo; infine, ad ovest, la Val Lapisina lo separa dal Col Visentin. \u00a0Dalla caratteristica forma a catino, \u00e8 costituito nella sua parte centrale da tre depressioni: Pian Cansiglio, Valmenera e Cornesega, dove si raggiunge la quota pi\u00f9 bassa (898 m). \u00a0I rilievi circostanti hanno un\u2019altezza attorno ai 1300 m, tranne ad ovest e a sud ovest, in corrispondenza del M. Millifret (1577 m) e del M. Pizzoc (1565 m); ad est con il M. Croseraz si raggiungono i 1694 m. I principali solchi vallivi, dai quali si accede alla conca, sono quelli di Campon (1050 m) a nord e quello della Crosetta (1118 m) a sud. \u00a0Il clima \u00e8 temperato freddo con estati fresche. \u00a0L\u2019aria fredda che scende dai versanti interni ristagna nella conca dando origine al caratteristico fenomeno dell\u2019inversione termica: la temperatura diminuisce procedendo dai rilievi circostanti alle zone centrali pi\u00f9 basse. Gli estremi termici sono compresi, pur se in condizioni eccezionali, tra i +30\u00b0 e i \u201330\u00b0 C. Sebbene le precipitazioni medie annue siano di circa 1800 mm, i corsi d\u2019acqua a regime permanente sono inesistenti per la natura carsica del territorio. \u00a0L\u2019umidit\u00e0 atmosferica assume quasi tutto l\u2019anno valori elevati e spesso la conca \u00e8 colmata da una fitta nebbia la cui formazione \u00e8 dovuta alla forte escursione termica giornaliera.<\/p>\n<h2>Geologia<\/h2>\n<div id=\"attachment_6558\" style=\"width: 198px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6558\" class=\"size-full wp-image-6558\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr2b.jpg\" alt=\"caprina\" width=\"188\" height=\"146\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr2b.jpg 188w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr2b-142x110.jpg 142w\" sizes=\"auto, (max-width: 188px) 100vw, 188px\" \/><p id=\"caption-attachment-6558\" class=\"wp-caption-text\">Caprina<\/p><\/div>\n<p>Le rocce del Cansiglio sono in prevalenza sedimentarie: di origine marina si sono formate nel periodo Cretacico per l\u2019accumularsi di resti organici di animali e vegetali marini (coralli, madrepore, molluschi, alghe). \u00a0Dopo l\u2019emersione dal mare degli strati rocciosi e la flessione della zona centrale dell\u2019altopiano, questo venne esposto all\u2019azione degli agenti atmosferici dando inizio al fenomeno del carsismo, che attualmente caratterizza l\u2019intero paesaggio e l\u2019ambiente sotterraneo. \u00a0Le acque meteoriche hanno infatti un\u2019azione erosiva e corrosiva sulle rocce di natura calcarea, specialmente se fessurate, e favoriscono la formazione di conche pi\u00f9 o meno estese; talvolta piccole depressioni del terreno tipiche dell\u2019ambiente carsico, le doline, vengono intasate da detriti e da materiale argilloso che le rendono impermeabili, originando ristagni d\u2019acqua permanente detti localmente lame. \u00a0Questi piccoli specchi d\u2019acqua sono stati per secoli le uniche fonti idriche disponibili sia per gli uomini che per gli animali, dato che il carsismo non consente lo sviluppo di un\u2019idrografia superficiale: tutta l\u2019acqua percola nel sottosuolo per riaffiorare ai piedi dell\u2019altopiano dove va ad alimentare numerose risorgive. \u00a0Le forme carsiche sotterranee sono a prevalente sviluppo verticale, come gli inghiottitoi: i pi\u00f9 noti e studiati tra questi sono il Bus della Genziana di 587 m di profondit\u00e0 e il Bus de la Lum profondo 185 m, ricordato per le tristi vicende della seconda guerra mondiale. \u00a0A questi luoghi, ancora in parte inesplorati, non solo sono stati dedicati (fin dal secolo scorso) scritti di natura scientifica e letteraria, ma anche leggende popolari che ne hanno accresciuto l\u2019alone di mistero.<\/p>\n<h2>Flora<\/h2>\n<div id=\"attachment_6560\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6560\" class=\"size-medium wp-image-6560\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr3-300x300.jpg\" alt=\"faggio-inverno-neve\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr3-300x300.jpg 300w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr3-150x150.jpg 150w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr3-110x110.jpg 110w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr3.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6560\" class=\"wp-caption-text\">Faggio in abito invernale (S. Vicenzi)<\/p><\/div>\n<p>Il visitatore che arriva per la prima volta in Cansiglio rimane colpito dalla bellezza della sua foresta, fortemente caratterizzata dalla presenza di faggi (Fagus sylvatica) spesso molto alti e dai fusti colonnari. \u00a0Sotto le fronde, nel sottobosco, crescono specie che tollerano l\u2019ombra: le felci, l\u2019anemone dei boschi (Anemone nemorosa), l\u2019elleboro verde (Helleborus viridis), l\u2019acetosella (Oxalis acetosella). \u00a0La faggeta varia in splendidi colori con il mutare delle stagioni e risente, come tutta la vegetazione della conca, dell\u2019inversione termica: di conseguenza la troviamo distribuita in prevalenza sui rilievi che circondano il piano, dove le condizioni climatiche sono pi\u00f9 miti; abbassandosi di quota il faggio si associa all\u2019abete bianco (Abies alba) e all\u2019abete rosso (Picea excelsa), formando un bosco misto che in marzo viene pervaso dall\u2019intenso profumo del fior di stecco (Daphne mezereum), piccolo arbusto dai fiori vivacemente colorati. \u00a0Pi\u00f9 in basso, in prossimit\u00e0 delle depressioni centrali, vi sono invece boschi puri di abete rosso in gran parte di origine artificiale, nei quali la vegetazione del sottobosco ha un aspetto pi\u00f9 povero. \u00a0Infine sul fondo del catino, dove fa pi\u00f9 freddo, si estende una zona a vegetazione erbacea di origine naturale che nel tempo l\u2019uomo ha modificato profondamente per scopi zootecnici, non solo ampliandola ai danni del bosco, ma anche operando una forte selezione sulle specie vegetali.\u00a0Questi ampi spazi aperti vengono punteggiati dai variegati colori delle fioriture stagionali: suggestiva quella primaverile di genziane (Gentiana verna, Gentiana Clusii) e di crochi (Crocus albiflorus). \u00a0Il patrimonio floristico del Cansiglio (interno ed esterno alla conca), unitamente a quello del gruppo montuoso Cavallo-Col Nudo, \u00e8 tale da aver suscitato profondo interesse nei botanici fin dalla prima met\u00e0 del Settecento. \u00a0Il gruppo del Cansiglio-Cavallo infatti durante le glaciazioni rimase sgombro dalla spessa coltre di ghiaccio, offrendosi come rifugio alla flora e favorendo la sopravvivenza di specie endemiche come il geranio argenteo (Geranium argenteum). \u00a0Di notevole interesse sono gli ambienti umidi (lame, torbiere) che per la loro fragilit\u00e0 ed importanza scientifica sono tutelati dalla legge.<\/p>\n<h2>Fauna<\/h2>\n<div id=\"attachment_6562\" style=\"width: 184px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6562\" class=\"size-full wp-image-6562\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr6.jpg\" alt=\"cervo\" width=\"174\" height=\"174\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr6.jpg 174w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr6-150x150.jpg 150w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr6-110x110.jpg 110w\" sizes=\"auto, (max-width: 174px) 100vw, 174px\" \/><p id=\"caption-attachment-6562\" class=\"wp-caption-text\">Cervo (M. Stroppa)<\/p><\/div>\n<p>Il Cansiglio, area dalla quale la caccia \u00e8 bandita da tempo, offre rifugio a molte specie animali. \u00a0I mammiferi pi\u00f9 facili da avvistare, soprattutto all\u2019imbrunire, sono il capriolo (Capreolus capreolus) ed il cervo (Cervus elaphus), presente in foresta in buon numero. \u00a0Questi erbivori, assieme al daino (Dama dama) introdotto in passato dall\u2019uomo, sono in continua espansione per la mancanza di predatori naturali, anche se negli ultimi anni sono state segnalate la presenza della lince (Felis lynx) e le saltuarie incursioni in foresta da parte dell\u2019orso bruno (Ursus arctos). \u00a0Vivono qui anche molti mustelidi, animali dalle abitudini crepuscolari e notturne, come la martora e la faina (Martes martes, M. foina), il tasso (Meles meles) e la donnola (Mustela nivalis), il carnivoro pi\u00f9 piccolo esistente sull\u2019intero territorio nazionale. \u00a0L\u2019unico rappresentante dei canidi \u00e8 la volpe (Vulpes vulpes): mammifero dalle abitudini alimentari molto versatili, lo si pu\u00f2 incontrare al suo rientro dalla caccia notturna alla tana, nascosta sovente presso doline e piccoli inghiottitoi; tra i leporidi, invece, \u00e8 possibile vedere la lepre comune ed occasionalmente la lepre variabile (Lepus europaeus, L. timidus). \u00a0Tra i roditori sono frequenti l\u2019agile scoiattolo (Sciurus vulgaris), il ghiro (Glis glis) e numerose arvicole e topi selvatici, mentre tra gli insettivori troviamo il riccio (Erinaceus europaeus), la talpa (Talpa europaea) ed i meno conosciuti toporagni. \u00a0Molti di questi micromammiferi forniscono cibo in abbondanza a rapaci diurni e notturni: tra i primi i pi\u00f9 comuni sono la poiana, il gheppio, l\u2019astore e lo sparviere, mentre solo occasionalmente si possono osservare esemplari di aquila reale (Aquila chrysaetos); tra i notturni troviamo l\u2019allocco, le civette nana e capogrosso e lo sporadico gufo reale.<\/p>\n<div id=\"attachment_6564\" style=\"width: 171px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6564\" class=\"size-full wp-image-6564\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr7.jpg\" alt=\"aquila reale\" width=\"161\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr7.jpg 161w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr7-85x110.jpg 85w\" sizes=\"auto, (max-width: 161px) 100vw, 161px\" \/><p id=\"caption-attachment-6564\" class=\"wp-caption-text\">Aquila reale (F. Mezzavilla)<\/p><\/div>\n<p>Il gallo cedrone (Tetrao urugallus), presente con altri tetraonidi (francolino di monte, pernice bianca, fagiano di monte), \u00e8 ormai una rarit\u00e0. \u00a0Pi\u00f9 comuni, ma altrettanto interessanti sono, tra i corvidi, la cornacchia, che spesso si nota nei pressi delle abitazioni, e la colorata ghiandaia; in primavera facilmente individuabile anche a distanza \u00e8 il tipico canto del cuculo, uccello dal comportamento parassita; passeggiando ai margini di prati e pascoli, l\u2019allodola, piccolo passeriforme, si fa riconoscere mentre si libra chiassosa sopra il suo territorio; in bosco, segni di scavo lasciati sui tronchi ci rivelano invece la presenza del picchio nero e del picchio rosso maggiore, frequentatori abituali della foresta. \u00a0In primavera ed in autunno, durante le migrazioni, non \u00e8 raro avvistare, specialmente nei pressi delle lame, uccelli acquatici, come ad esempio cicogne e germani reali, che con la loro presenza temporanea arricchiscono in modo inconsueto l\u2019ambiente carsico dell\u2019altopiano. \u00a0Gli anfibi trovano nelle lame o negli anfratti umidi del bosco condizioni ambientali favorevoli, perci\u00f2 non \u00e8 difficile imbattersi in esemplari di tritoni (Triturus alpestris, T. cristatus), rospi e rane. \u00a0Tra i rettili si annoverano il marasso (Vipera berus), l\u2019aspide (Vipera aspis), la biscia dal collare (Natrix natrix), oltre ad alcuni sauri come la lucertola vivipara (Lacerta viviparis) e l\u2019orbettino (Anguis fragilis) che trovano copioso alimento nell\u2019abbondanza di invertebrati.<\/p>\n<h2>Preistoria<\/h2>\n<div id=\"attachment_6566\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6566\" class=\"size-medium wp-image-6566\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr8-300x211.jpg\" alt=\"archeologia-cansiglio\" width=\"300\" height=\"211\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr8-300x211.jpg 300w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr8-157x110.jpg 157w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr8.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6566\" class=\"wp-caption-text\">Scavi archeologici (M. Peresani)<\/p><\/div>\n<p>Le ricerche archeologiche e paleoambientali, che l\u2019Universit\u00e0 di Ferrara sta conducendo in Cansiglio dal 1993, attestano tracce indiscutibili della presenza dell\u2019Uomo preistorico a partire gi\u00e0 forse da 100.000 anni fa. \u00a0Dati pi\u00f9 completi riguardano, tuttavia, una fase pi\u00f9 recente della Preistoria, grazie al maggior numero di siti archeologici e al loro migliore stato di conservazione. \u00a0Tali insediamenti ci illuminano sui rapporti intercorsi tra il Cansiglio e i gruppi di cacciatori- raccoglitori che, a partire da 12.000 anni fa, frequentarono sistematicamente l\u2019altopiano per sfruttare le risorse alimentari offerte dai boschi cresciuti dopo l\u2019ultima glaciazione quaternaria. \u00a0L\u2019Uomo del Paleolitico superiore infatti stabil\u00ec i suoi primi accampamenti (tende costruite probabilmente con legno e pelli) nei pressi del Bus de la Lum: qui sono stati rinvenuti strumenti comunemente usati per attivit\u00e0 di sussistenza (grattatoi, lame ritoccate e bulini per lavorare la pelle, il legno, il corno e l\u2019osso).\u00a0Di particolare interesse \u00e8 il sito di Palughetto, nei pressi di un\u2019area umida, dove l\u2019uomo cre\u00f2 una riserva di selci da scheggiare all\u2019occorrenza. \u00a0Sul versante occidentale del Pian Cansiglio sono state individuate decine di accampamenti di et\u00e0 Mesolitica, databili tra 10.000 e 8.000 anni fa, grazie alla presenza di numerosi manufatti litici: \u00e8 probabile che alcuni di questi accampamenti ospitassero uomini dediti esclusivamente alla preparazione delle armi per le attivit\u00e0 venatorie. \u00a0Questo insieme di scoperte fa pensare che durante il Paleolitico superiore e il Mesolitico i gruppi di cacciatori-raccoglitori avessero adottato uno stile di vita di tipo seminomade: durante la stagione invernale si insediavano nell\u2019Alpago o nella pianura veneto-friulana, mentre tra la tarda primavera e l\u2019inizio dell\u2019autunno abitavano la montagna.<\/p>\n<h2>Storia<\/h2>\n<div id=\"attachment_6565\" style=\"width: 257px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6565\" class=\"size-full wp-image-6565\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr9.jpg\" alt=\"Disegno tratto da un distintivo delle Guardie Boschive di San Marco del 1793 (V. de Savorgnani)\" width=\"247\" height=\"290\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr9.jpg 247w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr9-94x110.jpg 94w\" sizes=\"auto, (max-width: 247px) 100vw, 247px\" \/><p id=\"caption-attachment-6565\" class=\"wp-caption-text\">Disegno tratto da un distintivo delle Guardie Boschive di San Marco del 1793 (V. de Savorgnani)<\/p><\/div>\n<p>La prima testimonianza scritta nella quale \u00e8 citato il Bosco d\u2019Alpago (cos\u00ec era allora chiamata la foresta del Cansiglio) \u00e8 un Diploma del 923 di Berengario I, incoronato Re d\u2019Italia con l\u2019appoggio della autorit\u00e0 ecclesiastica, nel quale il sovrano donava la foresta al feudo del Vescovo-Conte di Belluno. \u00a0Nei secoli successivi numerose furono le concessioni di diritto di pascolo ad enti e a privati, ma la pressione delle attivit\u00e0 umane sulla foresta si acu\u00ec quando, in epoca comunale, il Cansiglio divenne propriet\u00e0 della Comunit\u00e0 di Belluno. \u00a0Le sorti della foresta migliorarono solo a partire dai primi anni del XV secolo, quando anche il territorio bellunese chiese protezione alla Repubblica di Venezia. \u00a0I veneziani erano consapevoli dell\u2019importanza del controllo di boschi ed acque per la sopravvivenza del debole equilibrio della laguna e quindi della loro stessa citt\u00e0; per questo istituirono, nei primi decenni del Cinquecento, un magistrato \u201csopra legne e boschi\u201d per preservare i boschi della terraferma. \u00a0Il Cansiglio inoltre rivest\u00ec un\u2019enorme importanza economica per lo Stato veneziano: la sua ricca faggeta fu impiegata principalmente nella produzione di remi e nella produzione di legname da opera e carbone. \u00a0Il governo francese e quello austriaco, succeduti con alterne vicende alla Serenissima, attuarono una gestione disattenta, offrendo occasioni di rivalsa sul patrimonio forestale alle popolazioni contermini finch\u00e9, dopo la nascita del Regno d\u2019Italia nel 1871, il Governo italiano dichiar\u00f2 il Cansiglio Foresta Demaniale Inalienabile. \u00a0La storia pi\u00f9 recente dell\u2019altopiano \u00e8 segnata dai tragici avvenimenti legati alla seconda guerra mondiale: in Cansiglio si stabil\u00ec il quartier generale di volontari provenienti dalle aree vicine che, con alterne fortune, si unirono nella lotta partigiana.<\/p>\n<h2>Il Museo dell\u2019Uomo in Cansiglio<\/h2>\n<div id=\"attachment_6567\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6567\" class=\"size-medium wp-image-6567\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr10-300x181.jpg\" alt=\"museo-uomo-cansiglio-vieceli\" width=\"300\" height=\"181\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr10-300x181.jpg 300w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr10-182x110.jpg 182w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr10.jpg 392w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6567\" class=\"wp-caption-text\">Museo dell\u2019Uomo in Cansiglio \u201cA. Vieceli\u201d<\/p><\/div>\n<p>Il MUC \u2013 Museo Regionale dell\u2019Uomo in Cansiglio \u201cAnna Vieceli\u201d \u2013 Centro Etnografico e di Cultura Cimbra si trova in localit\u00e0 Pian Osteria.\u00a0Negli anni \u201870, con l\u2019aiuto della Comunit\u00e0 Cimbra presente in Consiglio, il Corpo Forestale dello Stato inizi\u00f2 una raccolta di documenti, manufatti e attrezzi da lavoro; il Museo venne inaugurato nel 1975. \u00a0Con il graduale passaggio del Demanio Forestale dallo Stato alle Regioni, nel 1997 il Museo fu trasferito al Veneto che ne affid\u00f2 la gestione a Veneto Agricoltura. \u00a0Nel 2004 sono iniziati i lavori di ristrutturazione dello stabile con una nuova e completa definizione dello spazio interno e con l\u2019adeguamento agli standard museali attuali rispetto alla sicurezza, all\u2019agibilit\u00e0 e alla fruibilit\u00e0. \u00a0Attualmente il Museo si sviluppa su due piani ed il nuovo allestimento presenta una panoramica completa della presenza umana in Cansiglio a partire dalla Preistoria, con i ritrovamenti dal periodo paleolitico fino ai giorni nostri. \u00a0Il periodo romano e il medioevo sono ancora poco noti, mentre sono ben conosciuti e supportati da numerosi documenti d\u2019archivio i 250 anni di dominazione della foresta da parte della Serenissima Repubblica di San Marco. \u00a0Alcune sale sono dedicate alla presenza della Comunit\u00e0 Cimbra sull\u2019Altopiano e alle attivit\u00e0 forestali dall\u2019ottocento ad oggi.<\/p>\n<h2>Il Museo Ecologico Zanardo<\/h2>\n<p>Nato nella seconda met\u00e0 degli anni Sessanta per l\u2019intraprendenza dell\u2019allora Ispettore Forestale G. Zanardo, il piccolo ma esauriente museo, gestito dal Corpo Forestale dello Stato, conserva al suo interno reperti naturalistici riguardanti l\u2019altopiano. \u00a0Nella sala centrale \u00e8 possibile osservare, inseriti in contesti ambientali ricostruiti artificialmente, animali tipici del bosco di faggio, di abete rosso e dei prati, tra i quali spicca per bellezza un esemplare di cervo maschio. \u00a0Una sezione espositiva \u00e8 interamente dedicata alla numerosa avifauna dell\u2019altopiano: oltre ad esemplari di rapaci, notturni e diurni, corvidi, picidi, di grande interesse sono, tra i tetraonidi, le coppie di gallo forcello e gallo cedrone. \u00a0Di particolare rilevanza le collezioni di invertebrati e rettili che abitano l\u2019area del Cansiglio- Cavallo, riuniti in un\u2019altra piccola sala. \u00a0Altrettanto degna di attenzione \u00e8 la sezione destinata alla storia geologica e geomorfologica, nella quale sono raccolti, unitamente ad alcuni fossili, pannelli illustrativi dei passati processi che hanno originato il Cansiglio e dei fenomeni carsici che caratterizzano l\u2019attuale paesaggio.<\/p>\n<h2>Il Giardino Botanico<\/h2>\n<div id=\"attachment_6561\" style=\"width: 227px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6561\" class=\"size-full wp-image-6561\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr4.jpg\" alt=\"Gentiana kochiana (V. de Savorgnani)\" width=\"217\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr4.jpg 217w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr4-150x150.jpg 150w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr4-109x110.jpg 109w\" sizes=\"auto, (max-width: 217px) 100vw, 217px\" \/><p id=\"caption-attachment-6561\" class=\"wp-caption-text\">Gentiana kochiana (V. de Savorgnani)<\/p><\/div>\n<p>Il <a href=\"http:\/\/giardinibotanici.venetoagricoltura.org\/index.php?lang=it\">Giardino Botanico Alpino<\/a>, ideato nel 1972 per volont\u00e0 del prof. \u00a0G. G. Lorenzoni dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e dell\u2019Ispettore Forestale G. Zanardo, \u00e8 stato ampliato in questi ultimi anni durante la gestione dell\u2019ex Azienda Regionale Foreste del Veneto, ora Veneto Agricoltura. \u00a0In questo luogo sono raccolte circa 500 specie di piante presenti nell\u2019area del Cansiglio-Cavallo, organizzate in parte per ambienti: in poco spazio, circa un ettaro e mezzo, \u00e8 riunita la vegetazione della foresta, degli arbusteti, dei prati e dei pascoli, dei macereti e delle vallette nivali, delle rupi e di altre tipologie vegetazionali. \u00a0Di grande interesse sono gli ambienti umidi: la lama e le due torbiere che ospitano anche numerose specie di anfibi e di insetti. \u00a0Durante la visita al Giardino, anche il visitatore meno esperto pu\u00f2 al contempo osservare le caratteristiche delle singole specie e comprendere la complessit\u00e0 del paesaggio che lo circonda. \u00a0Inoltre una piccola collezione \u00e8 dedicata alle specie officinali, cio\u00e8 piante che vengono utilizzate nella preparazione di farmaci. \u00a0All\u2019intento educativo si affiancano quello scientifico e quello conservativo: infatti qui \u00e8 possibile studiare i molteplici aspetti della flora nelle complesse relazioni ecologiche e contemporaneamente coltivare e riprodurre le specie maggiormente minacciate d\u2019estinzione. \u00a0Le attivit\u00e0 del Giardino sono sostenute dalla collaborazione tecnica e scientifica dell\u2019Orto Botanico dell\u2019Universit\u00e0 di Padova e, dal 1993, dal contributo dell\u2019associazione di volontariato \u201cAmici del Giardino Botanico Alpino del Cansiglio\u201d.<\/p>\n<h2>Le Carbonaie<\/h2>\n<div id=\"attachment_6568\" style=\"width: 303px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6568\" class=\"size-full wp-image-6568\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr11.jpg\" alt=\"carbonai\" width=\"293\" height=\"235\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr11.jpg 293w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr11-137x110.jpg 137w\" sizes=\"auto, (max-width: 293px) 100vw, 293px\" \/><p id=\"caption-attachment-6568\" class=\"wp-caption-text\">Carbonai (Collezione G. Pignata)<\/p><\/div>\n<p>La produzione di carbon dolce in Cansiglio \u00e8 documentata fin dal Medioevo. \u00a0Con la dominazione veneziana questa attivit\u00e0 si diffuse a tal punto da richiederne la regolamentazione: essa rappresentava infatti un\u2019importante risorsa per l\u2019Arsenale e al contempo assicurava la pulizia del bosco, con l\u2019impiego degli scarti delle lavorazioni forestali e delle piante di poco pregio. \u00a0Ottenuto il lotto da carbonizzare, i carbonai allestivano un piccolo riparo, utile durante la loro permanenza in bosco; successivamente tagliavano il legname, preparavano lo spiazzo, detto ai\u00e0l, dove doveva sorgere la carbonaia, il poi\u00e0t; disponevano la legna in strati concentrici, attorno ad un camino centrale. \u00a0Il diametro e l\u2019altezza della carbonaia variavano in base alla disponibilit\u00e0 di materia prima; la catasta, una volta ultimata, veniva ricoperta di foglie o ramaglie e terriccio. \u00a0Attraverso il camino centrale, si introducevano poi delle braci e dei pezzetti di legno che andavano continuamente rinnovati perch\u00e9 dal calore prodotto dalla loro combustione dipendeva la carbonizzazione, la cottura. \u00a0Attraverso alcuni fori nel rivestimento veniva controllata con grande maestria, anche di notte, la quantit\u00e0 di aria in entrata, permettendo al contempo l\u2019uscita del fumo di combustione. \u00a0Al termine, dopo aver lasciato raffreddare il poi\u00e0t si procedeva alla raccolta ed all\u2019insaccatura del prodotto.<\/p>\n<h2>Le torbiere<\/h2>\n<p>Le torbiere, frequenti nel nord Europa, sono piuttosto rare in Italia, dove sono concentrate principalmente nell\u2019arco alpino ed eccezionalmente nell\u2019area appenninica. \u00a0La loro formazione infatti \u00e8 dovuta alla concomitanza di particolari fattori climatici, poco ricorrenti sul territorio nazionale, quali l\u2019apporto costante di acqua fredda, le temperature relativamente basse e l\u2019elevata piovosit\u00e0. \u00a0In queste condizioni ambientali i detriti organici di animali e piante, che sono protetti dai processi di decomposizione, creano strati torbosi profondi anche alcuni metri. \u00a0Questi ambienti umidi, pur essendo di modeste dimensioni, ospitano piante generalmente non molto vistose ma di grande pregio naturalistico come la drosera a foglie rotonde (Drosera rotundifolia), specie glaciale relitta che, per compensare la scarsa disponibilit\u00e0 di composti azotati, si \u00e8 specializzata nella cattura di piccoli insetti, o come gli sfagni, che creano soffici tappeti caratterizzati da ammassi elevati in altezza, in grado di immagazzinare grandi quantit\u00e0 d\u2019acqua anche nella parte superiore dei cumuli. \u00a0Le torbiere inoltre rivestono un ruolo primario nello studio delle vicende glaciali e postglaciali dell\u2019altopiano: la capacit\u00e0 di conservare la materia organica inalterata per tempi molto lunghi consente infatti, attraverso l\u2019analisi della torba e dei granuli pollinici in essa contenuti, di ricostruire l\u2019evoluzione della vegetazione e del paesaggio del territorio circostante. \u00a0Per il loro carattere di eccezionalit\u00e0 ambientale, le torbiere, la cui esistenza in passato \u00e8 stata messa in pericolo a causa delle bonifiche e per l\u2019uso industriale della torba, sono attualmente protette dalla legge.<\/p>\n<h2>I Cimbri<\/h2>\n<div id=\"attachment_6563\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" aria-describedby=\"caption-attachment-6563\" class=\"size-medium wp-image-6563\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr12-300x194.jpg\" alt=\"cimbri-cansiglio-vallorch\" width=\"300\" height=\"194\" srcset=\"https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr12-300x194.jpg 300w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr12-170x110.jpg 170w, https:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/venagr12.jpg 390w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><p id=\"caption-attachment-6563\" class=\"wp-caption-text\">Cimbri a Vallorch (Collezione G. Pignata)<\/p><\/div>\n<p>L\u2019origine storica dei Cimbri (dal vocabolario cimbro \u201ctzimbar\u201d che significa artigiano del legno) risale a gruppi di coloni di lingua tedesca che, attorno al 1100-1300, partirono da una zona compresa tra il Tirolo e la Baviera per scendere in Italia, dove alcuni feudatari necessitavano di maestranze abili nelle attivit\u00e0 forestali. \u00a0In Cansiglio i Cimbri giunsero come boscaioli stagionali partendo probabilmente nel XVIII secolo da Roana, uno dei sette Comuni dell\u2019Altopiano di Asiago, dove tuttora \u00e8 presente una forte comunit\u00e0 che parla ancora l\u2019idioma cimbro. \u00a0Successivamente, nel corso del 1800, costruirono villaggi, in parte ancora esistenti (Le Rotte, Vallorch, I Pich, Canaie, Campon, Pian Osteria), nei quali trasferirono anche le famiglie e dove esistono ancora alcuni tipici casoni, con struttura in legno poggiante su rialzo in pietra e con coperture in \u201cscandole\u201d di abete. \u00a0La ricca faggeta del Cansiglio diede loro lavoro come boscaioli ed artigiani, fornendo in abbondanza legname per la produzione degli scatoi, assicelle di lunghezza e spessore variabili finalizzate alla costruzione di setacci, di fasce per le forme dei formaggi e di altri oggetti di uso domestico, che venivano molto apprezzati nei centri abitati esterni alla foresta. \u00a0Attualmente alcuni discendenti dei Cimbri vivono ancora in Cansiglio, ma la maggior parte di essi, in seguito ai mutamenti socioeconomici del secondo dopoguerra, si \u00e8 stabilita nei paesi circostanti (Spert, Tambre, Fregona), dove in parte pratica ancora attivit\u00e0 legate alla foresta o \u00e8 emigrata. \u00a0I Cimbri del Cansiglio vengono riconosciuti quale minoranza etnica della Regione Veneto e sono rappresentati dall\u2019<a href=\"http:\/\/www.cimbri.info\/cimbri.html\">Associazione Culturale Cimbri del Cansiglio<\/a> con sede in Pian Osteria, che cura la ricerca storica, la promozione e la divulgazione, anche con pubblicazioni, della lingua, delle tradizioni e della cultura cimbra. \u00a0In tale contesto sono da visitare il Museo del Cansiglio e dei Cimbri di Pian Osteria, l\u2019area museale dell\u2019antico villaggio di Pian Canaie Vecio, la \u201cHuta\u201d tipica baracca da lavoro situata all\u2019esterno della Riserva Pian di Ladro-Baldassarre e i villaggi sparsi nella foresta. \u00a0La prima domenica di agosto, nel villaggio di Pian Osteria, si rinnova la festa di S. Osvaldo, patrono dei Cimbri, con la rievocazione dei loro antichi mestieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><em>Testi di Letizia De Martin e Vittorio de Savorgnani,\u00a0su gentile concessione di:<\/em><br \/>\n<a href=\"http:\/\/www.venetoagricoltura.org\" rel=\"attachment wp-att-6556\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-6556\" src=\"http:\/\/files.ortarzo.it\/2016\/02\/VenetoAgricoltura-300x99.jpg\" alt=\"VenetoAgricoltura\" width=\"300\" height=\"99\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Notizie Generali Il Cansiglio, altopiano delle Prealpi Carniche posto a cavallo delle province di Belluno, Treviso e Pordenone, sovrasta con le pendici esterne a sud e a est la pianura veneto-friulana, mentre a nord \u00e8 delimitato dalla regione dell\u2019Alpago e a nord est dal gruppo montuoso del Cavallo; infine, ad ovest, la Val Lapisina lo [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":26,"featured_media":6573,"parent":0,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-6554","page","type-page","status-publish","has-post-thumbnail","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6554","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/26"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=6554"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/pages\/6554\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/6573"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.ortarzo.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=6554"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}